Valorizzare e conservare il patrimonio raccolto negli anni da Ettore Guatelli nella sua casa-museo di Ozzano Taro è la missione della Fondazione Ettore Guatelli, nata nel 2000 per raccogliere l’eredità dell’autore e dare vita ad un organismo museale. Oggi la Fondazione si sta adoperando per riposizionare il Museo al servizio del territorio, attuando progetti di recupero degli spazi per rendere il museo più funzionale, ad esempio con l’installazione di wi-fi e di punti per accoglienza e ristoro. “Siamo passati da 1900 visitatori in un anno, nel 2023, ad oltre 2000 visitatori da marzo 2024 ad oggi: un aumento significativo, ottenuto con una nuova gestione attenta all’accessibilità e alla sostenibilità“, spiega la direttrice del Museo, Jessica Anelli. L’85% del pubblico del Museo arriva da fuori Parma: “Per noi è una conferma di come questo patrimonio sia apprezzato a livello nazionale. Stiamo lavorando con i comuni fondatori – Sala Baganza, Collecchio, Fornovo e Parma – per offrire attività e laboratori gratuiti alle scuole, così da attuare un progetto formativo ed educativo che veda protagonista il Museo“.

Chi è Ettore Guatelli

Nato a Collecchio il 18 aprile 1921, Ettore Guatelli non ha potuto dedicarsi ai lavori agricoli, un’attività naturale per lui che era figlio di contadini, a causa di una tubercolosi ossea che lo colpì all’età di 7 anni. “La malattia gli ha permesso di studiare e di diventare maestro elementare, grazie anche all’aiuto e all’amicizia di Attilio Bertolucci, che conobbe negli anni della guerra all’Ospedale“, spiega la direttrice. Finita la guerra, trascorre qualche anno sul Lago Maggiore dove inizia a commerciare residui bellici per mantenersi; nel 1948 è stato ospite dei sanatori di Jesolo e Cortina D’Ampezzo dove ha potuto raccogliere molte storie che hanno ispirato i suoi racconti, tra cui il libro “La storia di Boris“.

Tornato a Ozzano, partecipa alla vita politica come consigliere comunale a Collecchio e, nel 1954, come segretario dei deputati. Dal 1951, per vent’anni, Guatelli ricopre il ruolo di direttore delle colonie di Bedonia e Tarsogno: “Qui inizia a frequentare i magazzini dei raccoglitori dell’Appennino, prima per curiosità, poi per commerciare e quindi per salvare dalla distruzione mobili e suppellettili provenienti dalle case dei contadini. Accumula quindi una quantità di oggetti ai quali decide di dare una dispoizione scenografica sulle pareti: la stessa che oggi troviamo nel Museo“, prosegue la Anelli. Nel 1968, dopo anni di supplenze, vince il concorso, passa di ruolo e insegna alle scuole elementari fino al 1977, anno in cui andrà in pensione.

A metà degli anni Settanta la raccolta Guatelli iniziò ad attirare l’attenzione degli abitanti della zona, degli enti pubblici e degli studiosi: di fatto, si trovò involontariamente coinvolto nel movimento di riscoperta della cultura materiale che caratterizzò gli anni Settanta.

Il Museo Guatelli

Tra le tante definizioni che usava per descrivere la raccolta a lui intitolata, Ettore Guatelli ricorreva spesso a quella di “museo dell’ovvio” oppure di “museo del quotidiano”. Gli oggetti che recuperava ed esponeva erano cose d’uso comune, che ancora oggi conservano l’impronta di chi, usandole quotidianamente, le ha consumate fino al punto di farle diventare parte di sé“. Martelli, pinze, pale, forbici, botti, pestarole rivestono le pareti seguendo semplici motivi geometrici, riempiono i mobili e le mensole di questo museo, creando un effetto scenografico carico di suggestioni visive e capace di evocare, attraverso un linguaggio museografico inedito e svincolato da intenti realistici, gesti quotidiani di vita contadina.

Il lavoro sotteso alla ricerca e alla raccolta degli oggetti era quindi finalizzato al recupero di “beni immateriali”, trasmessi soprattutto attraverso il racconto di chi aveva posseduto queste cose. Preservando oggetti del mondo contadino pre-industriale e artigianale che stava scomparendo, e raccogliendo le testimonianze ad essi legate, Guatelli è riuscito a custodire antichi saperi e modi di vivere fino a quel momento affidati soltanto alla trasmissione orale. “Con i suoi più di 60.000 oggetti “rottamati”, il Museo documenta l’Italia degli ultimi cinquant’anni, divisa tra il desiderio di dimenticare il proprio passato e la ricerca della propria identità storica, conclude la direttrice.

Orari e contatti

Il Museo Ettore Guatelli è aperto tutti i giorni (tranne il lunedì), dalle 10.00 alle 13.00, fino al 15 settembre; sabato, domenica e festivi apertura anche al pomeriggio dalle 17.00 alle 20.00. Nel periodo invernale, dal 15 settembre al giugno 2025 è aperto dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00; gli orari pomeridiani di sabato, domenica e festivi sono dalle 15.00 alle 18.00. Per informazioni e prenotazioni: Tel. +39 350.1287867 oppure e-mail info@museoguatelli.it

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