Secondo la leggenda, San Fermo si fermò a Parma durante una siccità, piantò grano nella chiesa di Santa Croce e sfamò i cittadini

Il 9 agosto viene celebrato San Fermo, un culto originario di Verona ma poi diffusosi in tutta l’Italia settentrionale e nella Padania, arrivando anche nel parmense. La storia di Fermo è avvolta nella leggenda: secondo alcuni si trattava di un bergamasco vissuto durante l’Impero Romano che, a causa della sua fede cristiana, fu incarcerato e poi decapitato il 9 agosto a Verona; altri dicono che Fermo era un guerriero di origini africane, originario di Cartagine e vissuto al tempo dell’imperatore Decio, uno dei periodi più bui per quanto riguarda le persecuzioni cristiane; altri ancora ipotizzano che Fermo e i suoi due fratelli arrivarono in Val Camonica e vi si stabilirono, sopravvivendo grazie all’aiuto degli animali del bosco.

Il culto di San Fermo è giunto sino a Parma grazie ad un curioso aneddoto: secondo la leggenda, San Fermo passò per Parma durante un periodo di grave siccità che rovinò i raccolti e inaridì le fonti d’acqua; a questo punto egli si improvvisò contadino e seminò frumento nell’orto della chiesa di Santa Croce, attuale via d’Azeglio; quando fu ora di raccogliere il grano, questo si moltiplicava nelle mani del santo, il quale fu così in grado di sfamare tutte le persone bisognose; il santo, inoltre, attinse l’acqua al pozzo della chiesa, l’unico a non essersi seccato, e la distribuì, dissetando uomini e animali.

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Per questo motivo San Fermo è conosciuto anche come il “contadino del cielo”, ed il suo culto è collegato ai cicli agricoli. La sua immagine viene spesso associata agli ambienti rurali e, se esposta in fattorie e stalle, è augurio di sanità duratura. La Congregazione di San Giuseppe, prima di essere soppressa, ricordava il grande miracolo distribuendo pane e acqua ai fedeli dell’Oltretorrente, i quali accorrevano numerosi nella chiesa di Santa Croce per la celebrazione. A Parma il giorno di San Fermo si festeggiava in modo solenne in Santa Croce, accompagnato da musica e dalla distribuzione del pane e dell’acqua benedetta. Oggi questa tradizione è spenta ma non del tutto perché in chiesa, davanti alla pala che raffigura il santo, qualcuno di tanto in tanto accende un cero e riavvia il ricordo.

In provincia, invece, il culto di San Fermo è ancora particolarmente vivo ed unisce religione, folklore e tradizioni. A Zibana (Palanzano), per esempio, oltre alla tradizionale sagra di paese a cui partecipano numerosi gli abitanti delle valli vicine, sono previste anche diverse celebrazioni liturgiche, durante le quali è comune sentire invocare il santo soprattutto da parte di donne e bambini. Nel parmense sono numerosi anche i luoghi dedicati a San Fermo: a Cascine di Noceto e a Lesignano de’ Bagni, per esempio, si trovano due antichi oratori dedicati al santo, espressione della vera devozione che aveva la gente del luogo verso questo martire dalle grandi abilità agricole.   

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