Parco dei Cento Laghi, tra storia e natura
Parco dei Cento Laghi, risorsa preziosa per il nostro appennino Nato nel 1995 come Parco…
Parco dei Cento Laghi, risorsa preziosa per il nostro appennino
Nato nel 1995 come Parco di Crinale dell’alta Val Parma e Val Cedra, il Parco dei Cento Laghi è oggi una realtà varia che si estende dai crinali fino alla valle. Ne fanno parte i versanti della Val Cedra modellati dalla glaciazioni quaternarie, i boschi di faggio e le praterie di altitudine; il Monte Caio; i querceti e i castagneti della Val Bratica interrotti solo da praterie e da piccoli centri abitati e il Monte Navert.
La vita quotidiana degli abitanti di queste valli è continuata per secoli indisturbata: l’asperità dei luoghi e i lunghi inverni, scoraggiavano invasioni e scorrerie e l’autonomia dei territori favoriva gli scambi con la Toscana. In generale, le difficili condizioni climatiche del territorio non hanno favorito gli insediamenti in queste zone, giustificati anche dalla mancanza di direttrici importanti.
Nel Medioevo le valli del Parma e del Cedra videro la nascita e lo sviluppo di importanti istituzioni feudali, tra le quali spicca il feudo di Corniglio, del cui castello rimangono oggi solo alcuni ruderi nella frazione di Bosco di Corniglio.
Dei territori del Parco dei Cento Laghi, fa parte anche Monchio delle Corti, per secoli protagonista di un’originale forma di autogoverno: il governo delle quattordici corti. Monchio, Casarola, Ceda, Grammatica, Lugagnano, Nirone, Pianadetto, Riana, Rigoso, Rimagna, Trefiumi, Valcieca, Valditacca, Vecciatica sopravvissero come istituzione sino all’epoca napoleonica: a capo vi era un podestà di nomina vescovile, la cui sede era a Monchio.
Origini antiche per Tizzano Val Parma, un feudo conteso tra diverse casate: i Da Correggio, i Fieschi, i Pallavicino, i Terzi, gli Sforza, i Farnese, i Venturi, ultimi signori di Tizzano e Ballone. Inoltre Tizzano è situato lungo la Via dei Linari, una delle arterie della Via Francigena: per questo motivo è stato anche sede di un Pievato, come testimoniato dalla Pieve di San Pietro Apostolo dell’XI secolo.
Tutto il territorio del Parco è cosparso di Maestà, spesso dimenticata, inserite in massi erratici, lungo i sentieri, tra i pascoli e i boschi e anche nei centri abitati. Se ne riscontrano di tre tipi: maestà delle case, poste sui muri delle abitazioni; maestà delle fonti, sui frontoni delle fontane e maestà delle case, quando poste sotto forma di edicola lungo le direttrici delle strade.
Il Parco dei Cento Laghi è, però, qualcosa di più. Oltre che ai suoi paesi, oggi spesso quasi disabitati, conserva anche alcuni tesori naturali che non sono da sottovalutare. Ne è un esempio l’aquila reale, che costruisce il suo nido nel Parco, nelle zone attorno ai 2000 metri, dove le condizioni di vita e di abbondanza della preda sono migliori. L’aquila può raggiungere fino ad 87 centimetri di lunghezza, con un’apertura alare di 220 centimetri.
Dal punto di vista geomorfologico, nel parco sono presenti tracce dei processi di modellamento avvenuti durante le glaciazioni del Pleistocene. Sono, in particolare, due le glaciazioni che hanno interessato queste zone: la Riss e la Würm.
Del Riss, che ebbe luogo intorno a 200.000 anni fa, il Parco Regionale custodisce la sola testimonianza certa dell’Appennino settentrionale, visibile nella coltre di depositi morenici e sedimenti eterogenei dalle masse glaciali e poi abbandonati al loro ritiro sul piano sommitale del Monte Navert verso Pian del Freddo e sino a Groppo Fosco.
Tutti gli specchi d’acqua di queste montagne occupano il fondo di depressioni scavate dai ghiacci del periodo del Würm. Il più imponente era il ghiacciaio che scendeva lungo la valle del Parma, alimentato dalle lingue dei tre rami che oggi ne formano la testata. Nei pressi del crinale il ghiacciaio riceveva il contributo della testata della valle del Cedra, raggiungendo un’ampiezza complessiva di quasi 25 km quadrati.
Anche il ghiacciaio della valle del Cedra raggiunse uno sviluppo notevole: dalle zone di alimentazione tra i monti Sillara e Malpasso, la lingua principale scendeva spingendosi sino all’altezza di Monchio, dove sono localizzati i depositi morenici piú bassi lasciati dalla glaciazione würmiana.

