parrucchieri

CNA, Confartigianato e Casartigiani, hanno lanciato una petizione per permettere ai parrucchieri ed estetisti in regola di riaprire in zona rossa: fino ad ora sono state raccolte 48.700 firme su 50.000. A causa delle normative stringenti degli ultimi mesi e dalla generale crisi pandemica, i saloni di acconciatura e i centri estetici hanno subito duri colpi dovendo rinunciare a tenere aperte le proprie attività per svariati mesi e dovendo sottostare a regole rigide per impedire la diffusione del virus. Ciò che passa in secondo piano – secondo quanto affermato dalle associazioni in un clima di restrizioni generali – è che questi luoghi sono sicuri per i clienti, i dipendenti e gli imprenditori. La loro chiusura inoltre apre la strada agli abusivi, che approfittano dei divieti per entrare nelle case senza rispettare alcuna misura di sicurezza, con il rischio che il virus si diffonda più facilmente.

I Dpcm varati dal Governo hanno imposto alle attività di acconciatura ed estetica di adeguarsi a loro spese ai protocolli anti-Covid e poi le hanno costrette a sempre maggiori ed insostenibili chiusure, nonostante queste attività non abbiano rappresentato fonte di contagio né di assembramenti. La petizione nasce dunque per chiedere al Governo che queste imprese vengano riaperte anche nelle zone rosse per far sì che il lavoro degli abusivi non proceda inosservato. La petizione può essere firmata da tutti i cittadini. Nella giornata di Pasqua le forze dell’ordine hanno messo fine all’attività di un acconciatore abusivo che esercitava in città in borgo Parente sanzionandolo con una multa di 15mila euro per violazioni amministrative per esercizio abusivo e lavoro irregolare. Sono state anche multati sette clienti per il mancato rispetto delle restrizioni anti-Covid.

È certo – scrivono le associazioni in una nota – che questo non sia un caso isolato, ma la punta di un iceberg. È dunque importante porre l’attenzione su questa problematica che è molto più diffusa di quanto si possa pensare. Solo a Parma e Provincia sono circa 1200 le imprese di questo tipo a rischio di chiusura, sia per gli effetti della concorrenza sleale che per le regole imposte dal contrasto alla pandemia. Invitiamo tutti a prendere visione della petizione lanciata e firmarla per arrivare alle 50.000 richieste“.

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