Pieve di Careno: un santuario ai piedi del Santa Cristina | l’OFFicina Parmigiana
La pieve-santuario della Beata Vergine Assunta risale all’XI secolo; all’interno è custodita una vera e propria “chicca”: la Madonna dei matti
La pieve-santuario della Beata Vergine Assunta risale all’XI secolo; all’interno è custodita una vera e propria “chicca“: la Madonna dei matti
@FrancescoGallina
Una delle tante “chicche” che custodisce è senza dubbio la Madonna dei matti. Di notevole interesse archeologico sono anche le undici sepolture rinvenute durante gli scavi del 2004, quando la struttura è sottoposta a restauro: cinque in cassa di legno, alcune a camera, altre coperte da spesse lastre di pietra con copertura a volta in pietre squadrate. Ma la Madonna dei matti resta un punto di riferimento (quasi) unico per gli antropologi curiosi e per i fedeli dei giorni nostri. Lo testimoniano i tanti ex-voto che circondano una Vergine seicentesca, scolpita in legno e vestita di stoffe colorate.
Ai piedi del monte: cenni di storia
Qui, ai piedi del monte Santa Cristina nelle vicinanze di Pellegrino Parmense, sorge infatti la pieve-santuario della Beata Vergine Assunta che, stando all’iscrizione sull’architrave di ingresso, sarebbe stata fondata nel 1044 e ricostruita probabilmente nel corso del secolo XIII. A quel periodo possono risalire la base dell’abside e parte della facciata che oggi possiamo ammirare in tutta la sua bellezza. Ed è a quel secolo che risale la prima attestazione dell’edificio, che compare su un importante documento come cappella di Careno. L’originaria aula unica è stata ripartita nel in pieno ‘500 in tre navate sovrastate da volte a crociera e vi sono stati aggiunti pilastri in cotto a base ottagonale; le navate sono state coperte con volte a crociera a costoloni, la navata centrale è stata soprelevata e, di conseguenza, sono state modificate coperture e facciata.
Tratti stilistici tra sacro e profano
E proprio nel bel mezzo della facciata, a salienti in candidi conci di pietra, emerge in bassorilievo il Fiore della Vita o rosa carolingia, una figura geometrica composta da cerchi multipli sovrapposti secondo una simmetria esagonale (sei come sono sei i giorni della creazione). Simbolo di perfezione esoterica assorbito dalla medievale spugna cristiana dopo essere passato attraverso Assiria, Grecia, Egitto e Asia orientale per diventare ai profani giorni nostri simbolo di un partito politico.
Ma ritorniamo al sacro, dando uno sguardo alle pareti interne, fra gli altari barocchi, su cui compaiono irregolarmente tracce di affreschi quattrocenteschi, afferenti al genere gotico, e un quadro del ‘600 raffigurante San Michele che scaccia Satana: possiamo apprezzare un Dio racchiuso in mandorla, alcune sante e santi (come San Rocco) e diverse Vergini, che non possono che ricordarci il soggetto a cui è intitolato il santuario, sebbene l’Assunta non vorrebbe il bambin Gesù nell’iconografia (Gesù infante che è invece qui più volte fra le braccia della Madonna).
Pieve di Bardone: richiami d’Antelami a pochi passi dal Prinzera | l’OFFicina parmigiana

