Pieve di San Nicomede: ospite di pellegrini e acque miracolose – l’OFFicina parmigiana
Pellegrini penitenti percorrevano la via Francigena con mattoni in testa; la pieve dedicata a Nicomede in origine era chiesa di Fontanabroccola
Pellegrini penitenti percorrevano la via Francigena con mattoni in testa; la pieve dedicata a Nicomede in origine era chiesa di Fontanabroccola: acque taumaturgiche al suo interno
@FrancescoGallina
Su quella che oggi è la Strada Provinciale 92, nel pieno dell’età medievale, avreste potuto vedere pellegrini portare sul proprio capo un mattone. Se gli aveste chiesto il perché, vi avrebbero detto, malconci e doloranti, che soffrivano di mal di testa. La meta di quei pellegrini era una pieve che oggi ha retto al tempo e che si mostra in tutta la sua bellezza. Nei pressi della via Francigena, la pieve di San Nicomede sorge fra i vastissimi campi erbosi che costeggiano il Parco dello Stirone, polmone verde al confine fra il Parmense e il Piacentino.
E quegli strani pellegrini? Perché erano così ansimanti di raggiungere San Nicomede? San Nicomede, o meglio, quella che ai tempi si chiamava Chiesa di Fontanabroccola. Una fontana, dunque, presenza di acqua. Ma non acqua comune. Si tratta di acqua miracolosa, dagli effetti taumaturgici. Ma di queste vi parleremo più avanti. Ora godiamoci la facciata a capanna di gusto neogotico, sormontata da tre pinnacoli, arricchita al centro con un rosone e alla base con un protiro poggiante su monofore in pietra.
Sembianze neogotiche: il frutto di un restauro; gli elementi originali? Nella cripta
Tutti dettagli, questi, che nulla hanno da spartire con quei secoli lontani, perché sono stati apportati durante un lavoro di restauro nel 1909, che ha reso più stabile l’edificio, ma lo ha altresì snaturato – in parte – della sua forma più antica. Così anche il sottile e slanciato campanile e l’aula interna, decorata con fasce bicrome. L’abside e i fianchi, invece, risalgono ai secoli XIII e XIV. Ma quali sono allora gli elementi originali della pieve?
Una volta entrati, proseguite verso il presbiterio. È lì che un vociare confuso di preghiere vi condurrà verso una rampa di scala che scende sottoterra. Eccoli, i pellegrini di mille anni fa. Seguite i loro fantasmi nella cripta a tre navate, illuminata dalla fioca luce che penetra attraverso le antiche finestrelle rettangolari. Hanno una fune in mano. Vi legano un secchio e lo immergono in un pozzo, da cui traggono acqua. Si dissetano. La pieve venne edificata al di sopra di un pozzo: le sue acque erano già venerate in età pagana.
Le virtù di un Santo: Nicomede e l’acqua miracolosa
Fu il Vescovo Vibodo – di ritorno da Roma – che portò nel salsese le reliquie del martire San Nicomede; narra la leggenda che l’acqua del pozzo acquisì qualità taumaturgiche, specialmente contro il mal di testa. In atto di penitenza, il pellegrino metteva un mattone sul proprio capo, portandolo in processione, perché fosse più efficace l’intercessione presso il martire ucciso a Roma sotto Domiziano. Il soffitto è costituito da tre ordini di volte, mentre sotto i nostri piedi la pavimentazione è composta da diversi tipi di marmo. Uno scrigno contiene una reliquia di San Nicomede.
Quattro colonne sorreggono la cripta, due scanalate di epoca romana e due di età longobarda, entrambe recuperate probabilmente da edifici circostanti. Di recupero è anche la balaustra del pozzo, di epoca romana, persino scalfita lungo l’orlo dalle corde utilizzate dai pellegrini, le cui ombre svaniscono. È sera. Ritorniamo in superficie, pronti a rimetterci in viaggio verso un’altra imperdibile pieve del Parmense.

