Prosciuttopoli non si ferma: 103 indagati e 270 mila cosce “false” sequestrate

La Procura di Pordenone porta alla luce nuovi possibili reati sul caso “Prosciuttopoli”: indagati anche…

La Procura di Pordenone porta alla luce nuovi possibili reati sul caso “Prosciuttopoli”: indagati anche due dirigenti dell’Istituto Parma Qualità

PORDENONE | Non si ferma il caso Prosciuttopoli. Dopo le indagini della Procura di Torino che aveva portato a smarchiare 300 mila cosce di Prosciutto di Parma e di San Daniele, arrivano a conclusione nuove indagini condotte parallelamente dalla Procura di Pordenone. Finiscono quindi nel registro degli indagati 103 persone, mentre le cosce sequestrate sono in tutto 270 mila. Tanti i reati ipotizzati, da quelli ambientali a quelli fiscali, tra cui una frode in commercio del valore di 27 milioni di euro.

Sono oltre 270mila i Prosciutti San Daniele “taroccati” all’anno: un numero che riguarda il 10% della produzione e che coinvolge un giro d’affari da 27 milioni di euro. A portare avanti l’indagine, in questi anni, è stata la Procura di Pordenone: sono 103 gli indagati tra cui anche il direttore generale e l’ex dg dell’Istituto Parma Qualità, Marco Sassi e Fausto Palmia; coinvolte anche 25 aziende

L’accusa è quella di mancata verifica sulla frode alimentare che riguarda le contraffazioni: i due dirigenti non avrebbero, secondo gli inquirenti, controllate le genetiche non ammesse dei maiali, l’età minima di macellazione, il peso medio per partita e l’alimentazione degli animali. All’Istituto Parma Qualità, tra le aziende indagate, è stato invece contestato la violazione della legge 231 che riguarda la responsabilità amministrativa degli enti. 


I maiali utilizzati erano alimentati con scarti della produzione industriale 

Per altre otto persone la Procura ha ipotizzato il reato di associazione a deliquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione della Dop: un’indagine, dunque, che coinvolge l’intera filiera produttiva e commerciale del Prosciutto San Daniele, dagli allevatori agli Istituti di Controllo. I prosciutti falsi messi in commercio sarebbero stati realizzati con cosce di Duroc danese, un tipo di genetica non ammessa dal disciplinare del Consozrio, e i maiali sarebbero stati alimentati con scarti della produzione industriale. Contestate, inoltre, anche la macellazione prima dell’età minima e con un peso medio, vivo o di carcassecon indice di massa magra superiore al massimo consentito. Secondo le indagini della Procura, infine, ci sarebbero anche gli estremi per vari reati fiscaliambientali, tra cui una truffa per ottenere contributi dall’Unione Europea. 

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