La “Sacca di Fornovo”: ultimo scontro con i tedeschi prima della liberazione d’Italia

La battaglia tra le forze alleate e i tedeschi si combatte nel 1945: il 30 aprile la resa del generale Otto Fretter Pico segna la liberazione dell’Italia

Viene ricordata come l’ultima battaglia campale combattuta sul suolo italiano, ma la “Sacca di Fornovo” fu soprattutto l’ultimo scontro con i tedeschi prima della liberazione definitiva dell’Italia dal nazifascismo. Il generale tedesco, Otto Fretter Pico, si arrendeva (come si vede nella foto in copertina), dopo alcuni giorni di scontri, alla Força Expeditionaria Brasileira comandata dal generale Joao Batista Mascarenhas, il 30 aprile 1945. La guerra era finita. Le truppe tedesche, composte da 15.000 unità, vennero fatte prigioniere dagli alleati. Questi ultimi erano composti da americani, brasiliani e partigiani italiani.

Lo svolgimento della battaglia

Le truppe brasiliane, entrate in guerra nel luglio del ’44, avevano varcato il ponte di Fornovo e chiesto ai tedeschi di arrendersi. “Vi intimo la resa incondizionata al comando delle truppe regolari dell’esercito brasiliano che sono pronte ad attaccarvi. Siete completamente circondati e nell’impossibilità di qualsiasi ritirata. Chi vi intima è il comandante dell’avanguardia della divisione brasiliana che vi accerchia. Aspetto entro il termine di due ore la risposta al presente ultimatum“, questa la missiva inviata alle 16.00 del 28 aprile.


Poche ore prima le colonne della forza militare brasiliana provenienti da Collecchio-Pontescodogna e da Neviano-Respiccio avevano accerchiato le truppe naziste per costringerli alla resa. Per ottenere il risultato più rapidamente, la battaglia fu spostata dalla sponda sinistra a quella destra del Taro. I tedeschi provarono a fuggire passando da Felegara: la battaglia durò fino alle 5 e 20 del 29 aprile, concludendosi con un migliaio di soldati tedeschi fatti prigionieri.

La resa, i prigionieri e i veterani dell’Afrikacorps di Rommel

L’ultimo a consegnarsi alle forze alleate fu il generale Otto Fretter Pico, erano il mezzogiorno del 30 aprile. Le condizioni della resa non furono trattabili, ma venne assicurato agli ufficiali tedeschi che sia loro sia i soldati sarebbero stati considerati, come prescritto dalla convenzione internazionale, prigionieri di guerra a tutti gli effetti. Gli uomini si arresero gettando le armi in un fossato. Tra le cataste di materiale bellico depositato si fece strada una colonna di autoambulanze. Era infatti stato stabilito che la precedenza dovessero averla i feriti: 800 tedeschi furono quindi trasportati a Modena per i ricoveri gravi.

Nel campo di Pontescodogna – designato come luogo di consegna – si trovavano diverse divisioni armate. Oltre alla 148esima divisione comandata da Fretter Pico, si trovavano a Fornovo anche 31 ufficiali dello Stato Maggiore, molti dei quali veterani dell’Afrikacorps di Rommel. Il corpo d’armata che aveva combattuto nel 1941 in Nord Africa, tuttavia, venne riformato. Quei giorni di battaglia in Val Taro videro protagonisti alcuni di quegli uomini, facenti parte ora della 90esima divisione Panzergrenadier. Ma come i loro commilitoni, caddero prigionieri delle truppe alleate.

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