La Sovrintendenza di Parma conferma quanto affermata dall’opposizione salsese: “Serve l’autorizzazione del Ministero per la vendita del Berzieri”

SALSOMAGGIORE TERME | In un’interrogazione presentata in Parlamento nei mesi scorsi, l’onorevole Foti di Fratelli d’Italia aveva portato l’attenzione sulla vendita delle Terme Berzieri, sottolineando come per la stessa fosse necessario il parere del Ministero dei Beni Culturali. Ipotesi confermata anche dalla Sovrintendenza di Parma, chiamata in causa dall’opposizione salsese.

Quando non si è in grado di amministrare, buon gusto vuole che si resti in silenzio e ci si dimetta, restituendo ai cittadini la possibilità di scegliere altro“, afferma Gaetana Russo di Fratelli d’Italia Salsomaggiore. “Un’opposizione – prosegue – nell’adunanza comunale critica, non si sostituisce alla maggioranza, sta nel gioco delle parti, e all’occorrenza, quando è attenta, produce documentazione di “funzionari di enti di periferia”, come qualcuno ha appellato la Sovrintendenza di Parma, con una colpevolezza, indecenza e irresponsabilità perfino più oscena del non sapere amministrare la cosa pubblica“.

Quei “funzionari” non soggiacciono ai lugubri carrozzoni di partito, alla gestione inetta del denaro pubblico, ai silenzi colpevoli verso amministratori che hanno condotto le Terme in Tribunale; applicano la legge, quella stessa legge che FDI ha chiesto rispettare nell’interrogazione dell’Onorevole Foti. E se l’attuale amministrazione apprende ora, dal 2015 che per vendere un bene di pregio architettonico, che è bene di tutti, occorre l’autorizzazione del Ministero dei Beni Culturali, e lo ribadisce la Sovrintendenza, ciò che disarma non è lo schiamazzo ma l’inevitabile disamina: ‘Voi, siete in grado di amministrare Salso?’.

Il cuore della questione – conclude la Russo – non è ‘voler sottrarre il Berzieri dal concordato preventivo‘, misera accusa rivolta a chi ha l’onestà di ricordare che piaccia o no, la legge è una e va perseguita, ma che questa Amministrazione tenti di addossare le proprie incapacità ad altri, rincorrendo ora un’autorizzazione a vendere che non ha mai avuto, che è sempre stata prevista dal Codice dei Beni culturali per chi ha l’umiltà di ricordarsi che siamo in uno stato di diritto, e che in sincerità non si comprende nemmeno come mai non sia stata acquisita all’epoca, quando il caro Renzi era al governo e venne sin a celebrare il suo pupillo in piazza Libertà. Ma Piaccia o no, dura lex, sed lex.

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