Il Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale riceverà contributi finanziari da investire nel progetto; l’accordo fino al 2020

PARMA| Nei giorni scorsi l’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità  dell’Emilia Occidentale ha firmato la convenzione con l’Università di Parma: il Dipartimento di  Scienze Chimiche riceverà assegni per incrementare le attività di ricerca nell’ambito delle scienze naturali e geologiche e provvederà all’istituzione di borse di studio.

L’accordo, che avrà durata fino al 2020, è stato firmato dal presidente dei Parchi del Ducato, Agostino Maggiali, e dal Magnifico Rettore dell’Università di Parma, Prof. Paolo Andrei; presenti alla firma anche il Pro Rettore per la Terza Missione Fabrizio Storti e il Coordinatore della Convenzione Francesco Nonnis Marzano.  Il progetto dei due Enti prevede la raccolta e l’utilizzo di dati e conoscenze per riqualificazione degli ambienti fluviali del Taro e del Trebbia, secondo processi condivisi con il mondo agricolo e industriale.

Il Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità si vedrà riconosciuti contributi finanziari dall’Ente Parchi, grazie ai quali si impegnerà a svolgere attività di interesse comune, come i campionamenti mirati per la preparazione e l’elaborazione di dati per l’aggiornamento dei modelli idrologici e della cartografia, il monitoraggio degli habitat fluviali, monitoraggi ittiofaunistici e altre attività tecnico-scientifiche.

L’obiettivo è quello di migliorare la gestione della risorsa idrica e la sostenibilità ambientale sul territorio di Parma e Piacenza. Gli Enti firmatari, inoltre, si impegneranno a perseguire queste finalità senza penalizzare gli aspetti economici territoriali, viste anche le problematiche dovute ai cambiamenti climatici e all’eccessiva urbanizzazione degli alvei fluviali.

Le finalità della Convenzione nello specifico

La Convenzione nasce dalla volontà dell’Ente Parchi di cercare soluzioni alle alterazioni del regime idrologico, in particolare alle sue cinque componenti fondamentali: la portata complessiva, la frequenza e la durata di una certa condizione di deflusso, il periodo dell’anno in cui una condizione di deflusso si presenta e la rapidità di variazione di una condizione di deflusso ad un’altra.

Queste cinque componenti, se alterate, influiscono negativamente sullo stato di qualità dei corpi idrici. Per esempio nei periodi di magra, con bassi valori di portata complessiva, si riduce la capacità di diluire le sostanze inquinanti, con pessime conseguenze sulla vita acquatica e per le sostanze organiche. Anche la regolazione artificiale dei deflussi altera gli spazi naturali a disposizione per i diversi cicli vitali delle comunità biotiche e le opere prive di struttura di mitigazione, come i passaggi per i pesci, bloccano i movimenti migratori della fauna ittica: vera e propria minaccia alla biodiversità, che vedrà ridotto il numero di specie.

Necessario quindi l’intervento di Ente Parchi, che oltre a risolvere queste questioni, si propone di occuparsi nello specifico delle specie ittiche dei corsi d’acqua che più risentono dei fattori rischiosi: Lasca, Vairone, Cobite, Barbo, Barbo canino che a causa delle alterazioni degli alvei fluviali riducono i substrati idonei alla deposizione dei gameti e ancora il Vairone e il Barbo canino che più subiscono gli effetti della riduzione della portata dei corsi d’acqua nel periodo estivo.

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