Università di Parma, lo studio: supercondensatori dagli scarti dei polli

Tramite l’utilizzo di energia pulita e sostenibile si arriva a produrre un materiale poroso performante per la produzione di accumulatori di energia

Nasce dalle lettiere dei pollai, il materiale altamente performante individuato da alcuni ricercatori dell’Università di Parma insieme ai colleghi di altri atenei. Il team di studiosi è riuscito a capire che è possibile ottenere un prodotto poroso e conduttivo per la realizzazione di supercondensatori biocompatibili ad alte prestazioni. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Microporous and mesoporous materials”.

Gli accumulatori di energia in oggetto vengono realizzati attraverso l’utilizzo di biochar: carbone vegetale ottenuto con lo scarto di biomasse (in questo caso riuti avicoli) mediante degradazione termica. Esso va ottenuto esclusivamente servendosi di energia pulita e sostenibile mediante pirolisi, ovvero la decomposizione termochimica dei materiali organici utilizzati in partenza. Lo studio si inquadra all’interno di una missione legata alla sostenibilità ambientale intrapresa in questi anni dall’Ateneo di Parma.


Primo firmatario della ricerca è Daniele Pontiroli, docente del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche dell’Università di Parma e coordinatore con Mauro Riccò del Laboratorio di Nanostrutture di Carbonio. Gli altri ricercatori di Parma coinvolti, sono: Silvio Scaravonati, Giacomo Magnani, Laura Fornasini, Danilo Bersani. Luciana Mantovani e Alessio Malcevschi del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale.

Il materiale ottenuto potrebbe essere utilizzato su larga scala

Il composto poroso ottenuto mediante la pirolisi dei materiali organici di scarto, ha dimostrato di avere un’alta efficienza nella realizzazione di elettrodi per supercondensatori, raggiungendo un’elevata capacità e una potenza specifica notevole. La disponibilità, la biocompatibilità e l’economicità dei materiali di partenza, oltre al basso impatto ambientale prodotto, suggeriscono possibili applicazioni su larga scala: ad esempio nel campo dei trasporti (veicoli elettrici), o nelle reti per la distribuzione di energia da fonti rinnovabili, o ancora nel campo della bio-medicina.

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