Giovanni Cervi e Nila Shabnam Bonetti hanno avviato nel 2015 Valico Terminus: azienda agricola rispettosa dell’ambiente e residenza rurale per artisti

di Vanessa Allegri

Percorrendo le stradine dell’Appennino reggiano, che accompagnano il profilo della montagna formando un’armoniosa sequenza di curve, ci si imbatte all’improvviso in un luogo fuori dal tempo. In apparenza è una casa cantoniera gialla, posta sul ciglio della strada e affacciata sul Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano; ma la vera sorpresa si cela al suo interno.

Siamo a Lugolo di Ramiseto e questa vecchia casa cantoniera nel 2015 è rinata sotto il nome di Valico Terminus. Il valico rappresenta in montagna il collegamento tra due luoghi, un ponte che unisce mondi altrimenti separati. Terminus è il pianeta ai margini della galassia che – nella saga di romanzi fantascientifici “Il Ciclo della Fondazione”scritti da Isaac Asimov  – ha il compito di far rinascere la cultura dopo un periodo di buio intellettuale. A farsi carico di questa nobile missione sono nel nostro caso Nila Shabnam Bonetti e Giovanni Cervi.

Nata da mamma iraniana e papà italiano, Nila vive e cresce a Milano, dove nel 2007 si laurea in Conservazione dei Beni Culturali. Giovanni è di Sant’Ilario, ma abita per dieci anni in centro a Parma. A far incontrare Nila e Giovanni è la comune passione per l’arte contemporanea. “Il giorno in cui discussi la mia tesi andai con amici e parenti ad una mostra curata da Giovanni – spiega Nila. Lui però non c’era”. Ma il destino farà conoscere i due successivamente.

Cambio di vita: espatrio o isolamento?

Dopo anni trascorsi tra Milano e Parma ad allestire mostre e curare esposizioni artistiche, Giovanni decide di cambiar vita. “Mi ero stancato della città, avevo bisogno di evadere. Le opzioni erano due: andare all’estero o restare facendo una scelta radicale”. Anche Nila ha la stessa necessità, decidono così di rimanere e isolarsi.

Giovanni inizia a vagare per l’Appennino parmense in cerca della loro futura dimora. Non trovando nulla che lo soddisfacesse, si spinge fino a Ramiseto. Giunto a Lugolo, adocchia subito la casa cantoniera. Si ferma nel primo bar per chiedere informazioni e scopre che la casa – precedentemente di proprietà della Provincia – era stata acquistata negli anni ’80 proprio dal fratello del barista. Giovanni e Nila colgono la palla al balzo. Il 3 marzo 2015 inizia la loro nuova vita nella casa cantoniera gialla.

Re-imparare a vivere e re-inventarsi: api e arte

Oltre agli appezzamenti intorno casa, Giovanni e Nila affittano un campo di mirtilli e lamponi spontanei. Hanno in gestione in totale sette ettari di terreno tra bosco e pascoli; di questi, una parte è riservata alla produzione del miele. Nila e Giovanni si avvicinano al mondo dell’apicoltura con un approccio sostenibile, utilizzando le arnie Top Bar. Questi alveari si distinguono dai tradizionali perché non c’è la divisione tra melario e nido; i favi sono inoltre più lunghi, permettendo la riproduzione di una struttura simile a quella creata dalle api in natura.

Unendo all’ecologia l’amore per l’arte e il dialogo con il territorio, la coppia decide di dare un’impronta inedita alla propria attività. La loro casa si trasforma così in una residenza rurale per artisti. L’obiettivo è lo scambio culturale, infatti ospitano gli artisti gratuitamente: “Durante il loro soggiorno – chiarisce Nila – noi li accompagniamo alla scoperta del territorio; in base a ciò di cui si occupano, approfondiscono le tematiche di loro interesse. In cambio, realizzano opere che abbiano come protagonista il territorio stesso e le lasciano qui. Ogni artista che ospitiamo è per noi uno stimolo a scoprire e portare a galla storie nuove”.

Cibo per il corpo e nutrimento per lo spirito

Come declamato all’inizio, Valico Terminus nasce proprio con lo scopo di far germogliare la cultura. Le storie, i racconti e i personaggi che queste valli custodiscono sono fondamentali per la riscoperta delle nostre tradizioni e la formazione di una solida coscienza civica.

In Emilia il binomio tra storia e montagna va spesso a braccetto con la Resistenza partigiana. Documentandosi, Giovanni scopre che il 20 novembre 1944 a Rabona – piccola frazione vicino a Lugolo – otto partigiani si sacrificarono per arrestare le truppe tedesche. Nel corso della battaglia fu inoltre bruciato un magazzino dell’intendenza di brigata; conteneva abiti pesanti per l’inverno e circa ottanta chili di sale.

Anche casa loro fu colpita. “Il figlio del primo cantoniere, vissuto in questa casa da bambino durante la guerra, ci ha rivelato cosa accadde – racconta Giovanni. I tedeschi sparavano dall’alto, le vetrate si infransero ma la loro capretta riuscì miracolosamente a sopravvivere”. Per onorare questi caduti, Nila e Giovanni creeranno otto tipi di sali – uno per ogni partigiano – aromatizzati con erbe e bacche di montagna. Il primo della serie è il sale aromatizzato al prugnolo, la bacca con cui si prepara il liquore Bargnolino.

Régine, suora eremita e maestra di solitudine

Spostandosi su un piano più spirituale, i due curatori riescono a conoscere anche Régine, una suora eremita di origine francese. Vive da otto anni in una casa isolata in mezzo al bosco senza energia elettrica e senza gas nei pressi del paese di Temporia. Attivista politica negli anni ’70 e fervida femminista, si dedica ora alla realizzazione di icone religiose in stile bizantino. “La prima volta che l’abbiamo vista indossava un abito chiaro ed era illuminata da un fascio di luce. Sembrava una presenza divina – ricorda Nila. Secondo lei la terra è come un ventre materno a cui dovremmo riavvicinarci. È la terra a dover coltivare noi, non viceversa. Ogni donna dovrebbe abbracciare questa idea e ritrovare la connessione con i propri cicli vitali”.

Uscendo da casa di Nila e Giovanni si prova una sorta di straniamento, quello che probabilmente percepiscono loro ogni volta che tornano in città. È strana la rapidità con cui corpo, mente e soprattutto spirito si abituino alla serenità che solo una vita a contatto con la natura sa trasmettere. Mentre si torna verso i centri abitati e trafficati, è confortante pensare che sulle nostre montagne c’è una casa gialla ai margini della strada e della galassia che può davvero diventare portabandiera di una piccola rivoluzione culturale e artistica in Appennino. Perché “non di solo pane vive l’uomo”. 

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