La “Violetta di Parma” è il fiore simbolo della città ai tempi del ducato di Maria Luigia. La Duchessa amava intensamente questo fiore per via del suo colore acceso e per il profumo intenso che emanava. Conoscendo già questo fiore, Maria Luigia, poco prima di arrivare a Parma, nel 1815 scrisse dal Castello di Schonbronn alla sua dama di compagnia di Parigi: “Vi prego di farmi tenere qualche pianta di violetta di Parma, con l’istruzione scritta per piantarle e farle fiorire; io spero che esse germoglieranno bene perchè io divengo una studiosa di botanica, e sarò contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore”.

Arrivata a Parma nel 1816, la duchessa si dedicò personalmente alla coltivazione delle violette coltivate sia nell’Orto Botanico da lei stessa voluto sia nel giardino della sua residenza estiva di Colorno. Si narra che Maria Luigia arrivò a Parma all’inizio della primavera, il periodo in cui le violette stanno per sbocciare, e questo regala alla città un profumo inebriante e delicato: fragranza che fece innamorare Maria Luigia così tanto che si adoperò affinché non venisse creata una creazione speciale destinata a durare nel tempo. Fu proprio la duchessa a incoraggiare e sostenere le ricerche dei frati del Convento dell’Annunciata. Ricerche che, dopo un lungo e paziente di lavoro, riuscirono a ottenere dalla violetta e dalle sue foglie un’essenza del tutto uguale a quella del fiore.

I primi flaconi della “Violetta di Parma” erano prodotti grazie all’abilità alchemica dei frati ed erano destinati unicamente a uso personale della duchessa. Inizialmente, la ricetta rimase segreta e custodita dagli stessi frati fino al 1870 quando Ludovico Borsari ebbe la formula segreta che custodiva gelosamente per sé per preparare il profumo e per primo ebbe la coraggiosa idea di farne una produzione per un pubblico vasto.

La storia della violetta nasce con Napoleone, infatti veniva anche chiamato “Caporal Violet“, o rappresentato sotto forma di violette nelle stampe, dove mazzetti di violette veniva appuntati sul petto e utilizzati dai bonapartisti come segno distintivo durante gli anni de primo esilio di Napoleone. Ma la duchessa, lontana dal consorte, epura questo fiore da ogni significa politico e lo assume come emblema di purezza e umiltà: utilizza il fiore sia come decoro di palazzo ma anche come sotto forma di fragranza profumata. E in alcune lettere una violetta dipinta andava a sostituire la sua firma, e voleva che fossero di viola le divise dei suoi valletti, gli abiti dei cortigiani e i propri mantelli. L’elemento della violetta di Parma era anche ricamato sui suoi abiti, ed era raffigurato in oggetti di uso quotidiani come piatti.

© riproduzione riservata