Insegnate il coraggio ai bambini | EDITORIALE
Il coraggio è una dote che si ha solo alla nascita o si può imparare?
Il coraggio è una dote che si acquisisce solo alla nascita o si può imparare?
di Vanessa Allegri
“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, afferma Don Abbondio nei Promessi Sposi. Le parole del prete pavido creato da Alessandro Manzoni hanno un fondo di verità? È vero che le persone paurose sono destinate ad essere per sempre così? Io credo di no.
Dal 2006 ho il privilegio di insegnare Judo ai bambini di Collecchio affiancando il Maestro cintura nera 5° Dan Davide Albertini. In questi dieci anni le cose che ho imparato grazie a lui e ai nostri piccoli allievi sono infinitamente maggiori rispetto a quelle che io ho cercato di insegnare. Una di queste è che il coraggio si può imparare. Innanzitutto, cosa significa ‘avere coraggio’? Secondo il giornalista e scrittore Tiziano Terzani “Il coraggio è il superamento della paura”. Non si può dunque dimostrare di essere coraggiosi senza prima ammettere di aver paura. Chi dice di non aver paura spesso si rivela incosciente, non coraggioso.
Tiziano Terzani – inviato di guerra – questa sensazione l’ha sperimentata sulla propria pelle: “Io sono uno che ha sempre preso pochi rischi, anche perché sono un codardo. Avevo sempre paura, io, per questo dico che in verità ero il grande coraggioso. Altri non avevano paura. C’era quel meraviglioso Neil Davis che è morto durante il colpo di stato a Bangkok perché quei bischeri di golpisti sul loro carro armato hanno creduto che la sua telecamera fosse un bazuka. E lui ha filmato la propria morte. Ha messo la telecamera accesa davanti a sé e ha filmato la propria morte. Lui, sì, era coraggiosissimo. […] Io non andavo a cuor leggero, mi costringevo ad andare al fronte. Avevo una paura cane ma mi dovevo fare forza, dovevo vedere”.
I bambini e il coraggio
Tornando ai bambini del Judo, mi ha fatto riflettere un episodio avvenuto qualche giorno fa. Prima di salire sul tatami (materassina su cui si praticano le arti marziali), i bambini si sfilano le ciabatte, si girano e fanno un inchino in segno di rispetto al Dojo, luogo di pratica. Durante la lezione, vedevo alcuni bambini che lanciavano in aria le ciabattine dei loro amici, scomponendo la fila ordinata che si era creata. Ho fermato tutti e li ho fatti avvicinare al luogo del misfatto. Due bambini erano molto dispiaciuti nel vedere le loro ciabatte fuori posto (sì, è possibile insegnare anche l’amore per l’ordine), tant’è che volevano subito scendere dal tatami per rimetterle in fila con le altre. Li ho fermati e ho detto loro che le avrebbero messe a posto i responsabili.
Infine, ho chiesto: “Chi ha il coraggio di alzare la mano e ammettere ‘Sono stato io’, senza incolpare qualcun altro?”. Uno di loro alza la mano. Individuo gli altri due responsabili; si continuano a guardare e bisbigliano qualcosa evitando il mio sguardo con aria colpevole. Insisto e aggiungo: “Non punirò chi alza la mano, anzi lo premierò”. Niente da fare. La paura del rimprovero è più forte. Come promesso, mi congratulo con il bambino che ha avuto il coraggio di ammettere il proprio errore davanti a tutti e di prendersi le proprie responsabilità. I bambini gli rivolgono un piccolo applauso e lui, senza sforzo, rimette a posto il paio di ciabatte che aveva lanciato.
Ognuno di noi ha delle paure più o meno grandi. Imparare ad affrontarle è già una vittoria. Le paure vanno guardate dritte negli occhi, attraversate, vissute. Solo così, una volta vinte, ci sentiremo più forti. E coraggiosi. Un paio di bambini, ad esempio, l’anno scorso piangevano disperati prima di venire alla lezione di Judo. Il distacco dalla madre era doloroso e traumatico. Giorno dopo giorno, hanno preso sicurezza; ora hanno una determinazione e una gioia negli occhi che mi commuove ogni volta.
Il coraggio applicato alla nostra vita
La lezione più grande sul coraggio, però, l’ho imparata proprio dal Maestro Davide Albertini. Nel 2010 dovette lasciare il corso di Judo da lui creato a Collecchio a causa di gravi incomprensioni con la Polisportiva che lo ospitava e la palestra di Parma a cui era affiliato.
Le ultime parole che rivolse ai suoi allievi, dopo questa scelta sofferta, furono: “Bambini, questa sarà la mia ultima lezione, ma anche la più importante: non accettate mai le ingiustizie senza ribellarvi, abbiate sempre coraggio. Questo è quello che voglio trasmettervi con il mio gesto. Non vi sto abbandonando, sto difendendo i miei ideali. Anche questo è Judo”.
L’anno successivo (2011), Davide Albertini creò un altro corso di Judo all’Ego Village di Collecchio. Ricominciò da zero, ma stavolta in modo libero e indipendente. Molti dei bambini che assistirono al suo discorso di commiato tornarono sul tatami con lui, e ora sono dei giovani ragazzi.
L’affermazione di Don Abbondio è dunque solo una frase dettata dalla convenienza. Abbiamo tutti il coraggio dentro di noi, dobbiamo solo trovare il modo di farlo emergere. La giusta motivazione può arrivare da un genitore o da un insegnante, da un amico oppure da un sogno. Ma soprattutto, il coraggio va ricercato nelle nostre paure. Insegnando ai bambini a considerare le proprie paure come amiche e alleate nel processo di crescita creeremo adulti più forti e sicuri di sé.
“Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno” – Martin Luther King

