Elezioni Comunali

Terminata la maratona elettorale che, nel pomeriggio di ieri, ha portato all’elezione di otto nuovi sindaci nella Provincia di Parma, occorre fare un’analisi – anche su scala nazionale – di quelle che sono state le prime votazioni dopo la pandemia. Ovunque c’è una grande vincitore: l’astensionismo. E ciò che serve è una serie riflessione del fenomeno: dove la metà della popolazione decide di non recarsi alle urne e di non prendere parte alla scelta – democratica – di chi dovrà governare un Comune, una Regione o essere eletto al Parlamento, c’è un grossissimo problema. Capirne le ragioni non spetta, certamente, ai giornalisti che non possono, però, tirarsi indietro dall’attirare l’attenzione sul problema. Dopo mesi (anni?) in cui, da ogni parte politica, si invocano elezioni in nome della democrazia, i cittadini non vanno alle urne. Sociologi, ma sopratutto politici (che siano degni di essere chiamati tali) hanno il dovere di domandarsi il perchè e di lavorare affinchè questi numeri, già bassi, non diminuiscano ancora alle prossime elezioni.

Partiamo da lontano: a Bologna ha votato il 51,18% degli aventi diritto ed è l’unico tra i capoluoghi di regione al voto ad avere superato la soglia del 50%. A Roma la stanghetta si è fermata al 48,83%, a Milano – dove ha vinto il centrosinistra, riconfermando Sala, è ancora più bassa: 47,69%. Torino si attesta al 48,06% e Napoli al 47,18%. Nel nostro piccolo anche in Provincia di Parma le affluenze sono in negativo rispetto alla tornata del 2016: Sala Baganza – che ha riconfermato Aldo Spina con larga maggioranza – è arrivata di poco al 50%, contro un 64,44 della precedente tornata. La media provinciale dell’affluenza è del 58,40% contro il 63,92% registrato nel 2016. Unico Comune in controtendenza Neviano degli Arduini: qui l’affluenza ai seggi è risalita passando dal 61,52% del 2016 al 63,88% registrato ieri alla chiusura delle urne. E una menzione speciale, bisogna fargliela anche solo per dovere di cronaca: alle scorse amministrative Neviano aveva un solo candidato e rischiava il commissariamento qualora non avesse raggiunto una soglia di affluenza alta; a questa tornata elettorale i candidati erano tre, con l’affluenza in aumento. Qualcosa si è mosso, nella coscienza di chi ha scelto di mettersi in gioco per il bene del proprio Comune, ma anche in quella di chi ha ritenuto che il suo contributo di elettore fosse determinante per scegliere il futuro dei prossimi cinque anni di Neviano.

Alla luce di tutto ciò, due domande (ma anche tre) facciamocele. E cerchiamo anche di darci risposte, che siano valide e che possano portare ad una risoluzione (condivisa, perchè no…) del problema. Che è un grandissimo problema. Quando i cittadini si allontanano dalla politica è il segnale che qualcosa non sta funzionando e serve lavorare tutti insieme, nel tempo più breve possibile, affinchè questa disaffezione non diventi definitiva, e non vada aumentando. Chi ha vinto, si goda l’attimo della vittoria, ma rifletta seriamente: rappresenta – nella maggior parte dei casi – poco più della metà dei cittadini. Chi ha perso, analizzi la sconfitta, ma non si tiri indietro nella riflessione sull’affluenza: ne è parte in causa. Come lo è, ognuno di noi.

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