Fase 2, come riparte l’agricoltura parmense: “Privilegiare il Made in Italy e la filiera corta”

In questa emergenza c’è qualcuno che non si è mai fermato. Sono i tanti agricoltori…

In questa emergenza c’è qualcuno che non si è mai fermato. Sono i tanti agricoltori e coltivatori diretti che hanno continuato il lavoro nei campi e nelle aziende garantendo a milioni di italiani gli approvvigionamenti necessari dal punto di vista alimentare. Sarà di loro che l’Italia – che si appresta ad entrare nella ‘Fase 2’ dovrà ricordarsi anche dopo, guardando ad un consumo sostenibile e ad un’economia a km zero caratterizzata da acquisti diretti dai piccoli produttori. A raccontarci come sono andati questi due mesi di emergenza e come sarà l’avvio della “Fase 2” nel territorio parmense sono stati il direttore di Coldiretti, Alessandro Corsini e il presidente di Confagricoltura, Mario Marini.

Se una parte del mondo agricolo non si è mai fermata è anche vero che ci sono dei settori – quelli a più contatto con il pubblico – che hanno risentito della crisi generale dovuta all’emergenza. “Ci sono settori – spiega Alessandro Corsini, direttore di Coldiretti – che oltre ai problemi generalizzati del settore (approvvigionamento della manodopera, speculazione dei mercati, gestione degli animali selvatici) sono in grande sofferenza. Parlo degli agriturismi, di chi pratica la vendita diretta, delle fattorie didattiche. Tutte situazioni problematiche che abbiamo evidenziato anche al tavolo della Regione per il Patto sul Lavoro“. Anche Mario Maini, presidente di Confagricoltura ha evidenziato le problematiche del settore, aggiungendo anche la crisi del settore vitivinicolo: “Agriturismo e vitivinicolo hanno perso uno dei periodi dell’anno in cui si registra un maggior afflusso nelle strutture e nelle cantine per far conoscere le nostre eccellenze enogastronomiche. Ripercussioni anche – aggiunge – per il settore della silvicoltura molto importanti e del florovivaismo, molto importanti per il nostro Appennino e che hanno potuto riprendere solo ad inizio aprile“.


Molte aziende hanno cercato di riorganizzarsi puntando sull’e-commerce e sulle consegna a domicilio, ma in molti casi si è trattato di costi aggiuntivi che sono andati ad aggiungersi alle perdite delle mancate vendite. Un altro settore che desta preoccupazione nel mondo agricolo è quello relativo all’export dei prodotti agroalimentari, che è stato vittima di un proliferare di speculazioni economiche. “Bisogna dire basta – ha specificato Corsini – a chi specula sull’emergenza mettendo in atto, come avvenuto nella filiera del latte, comportamenti pregiudizievoli nei confronti degli allevatori che si sono visti tagliare i compensi con la scusa di sovrapproduzione mentre milioni di litri di latte straniero arrivano in Italia. Una tendenza preoccupante che va combattuta  con un adeguato riconoscimento economico e sociale agli agricoltori che continuano a lavorare per garantire gli alimenti essenziali e gli approvvigionamenti di cibo di fronte alla difficile esperienza della limitazione delle movimentazioni e del blocco di molte attività funzionali all’allevamento come la meccanica agricola. C’è in gioco il futuro di un settore che produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di litri di latte di mucca grazie a circa 30mila allevamenti diffusi lungo tutta la Penisola che garantiscono il primato tricolore in Europa nella produzione di formaggi a denominazione di origine protetta (Dop).

Ad influire sull’export – secondo l’analisi di Confagricoltura – anche le fake news: “Il contraccolpo – spiega Maini – l’abbiamo subito soprattutto nelle prime settimane di diffusione del virus. L’Italia, anche a causa di molte fake news diffuse da media non sempre responsabili, è stata additata, ingiustamente, come il Paese untore dell’Europa ed in generale del mondo Occidentale. Questo ha avuto gravi ripercussioni sull’export delle nostre eccellenze alimentari perché in un certo momento si è avuta paura di tutto quello che in qualche modo poteva essere riconducibile all’Italia. Poi la percezione è mutata. Ci si è resi conto a livello mondiale di essere di fronte ad una pandemia, man mano che i casi emergevano anche in altri Paesi. E così la qualità del Made in Italy, da sempre riconosciuta all’estero, ha permesso ai nostri prodotti di recuperare terreno e fiducia anche tra i consumatori esteri“. Nell’ottica di combattere le fake news e la disinformazione anche Coldiretti si è mossa proponendo la campagna di comunicazione #MangiaItaliano, per la promozione del Made in Italy.

Allarme manodopera: il problema dei braccianti agricoli

La crisi, con le relative misure restrittive, si è fatta sentire anche nel settore zootecnico e nel comparto che riguarda la raccolta di frutta e verdura. “La carenza di manodopera si è fatta sentire soprattutto nel settore zootecnico e, in maniera ancor più rilevante, nel comparto del pomodoro da industria che, proprio ad aprile, avvia le operazioni di trapianto delle piantine in campo. Un’attività – spiega Maini – per la quale si è sempre fatto ricorso a manodopera specializzata in arrivo dall’Est Europa e dall’Africa, lavoratori che si sono formati nel corso di tante campagne svolte nei nostri territori. Il blocco agli spostamenti ha impedito il loro trasferimento in Italia. Si è sopperito alla loro assenza facendo ricorso alla manodopera familiare, presente nelle nostre aziende agricole, e attingendo da forza lavoro di altri settori, fermi a causa delle restrizioni imposte dai decreti anti Covid-19. In questo Confagricoltura, che è la prima associazione datoriale agricola d’Italia, ha fatto da apripista visto che è stato proprio il nostro presidente nazionale Massimiliano Giansanti il primo a proporre al Governo il coinvolgimento dei percettori del reddito di cittadinanza e dei disoccupati per sopperire alla carenza di manodopera nelle aziende agricole. Siamo ben felici che questa proposta sia poi stata sposata in pieno dal presidente della Regione Stefano Bonaccini e dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti visto che il Comune di Parma ha promosso sul proprio sito internet la nostra piattaforma Agrijob, grazie alla quale è possibile far incontrare domanda ed offerta di lavoro nel settore agricolo a Parma. In soli quindici giorni attraverso Agrijob sono giunti alla nostra organizzazione agricola oltre 300 curricula di persone disponibili ad un impiego in agricoltura. Sarà difficile trovare una collocazione per tutte queste persone, ma molte di loro saranno preziosissime per soddisfare le richieste di manodopera delle nostre aziende“.

Anche Coldiretti si è mossa con l’attivazione di un portale autorizzato dal Ministero del Lavoro –  JobinCountry – per combattere le difficoltà occupazionale, garantire le forniture alimentari e stabilizzare i prezzi e l’inflazione con lo svolgimento regolare delle campagne di raccolta in agricoltura. “Il progetto è stato avviato in autonomia in attesa che dal Governo e dal Parlamento arrivi una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti, cassaintegrati e pensionati lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza Coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Polonia alla Bulgaria fino alla Romania, con i quali occorre peraltro trovare accordi per realizzare dei corridoi verdi privilegiati per i lavoratori agricoli. Con il blocco delle frontiere è a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero. Sul portale JobinCountry è possibile per le aziende, inserire offerte di lavoro, indicando le caratteristiche professionali richieste e le condizioni relative alle offerte (come mansioni e retribuzione); per chi è in cerca di occupazione, è possibile inserire il proprio curriculum e la propria disponibilità alla nuova occupazione, e mantenere sempre aggiornati i propri dati professionali.

Dal mondo dell’agricoltura, infine, arriva anche la richiesta al Governo e alle forze politiche di quello che Coldiretti definisce un “Piano Marshall” con il recupero e l’utilizzo delle risorse per lo sviluppo rurale, che parte dalla costituzione di un Fondo straordinario Covid 19 ed individua una gamma di misure dove è possibile reperire risorse residuali per alcuni interventi prioritari. Una proposta che arriva da Coldiretti è anche quella – mantenendo le norme di sicurezza e regolamentando i flussi e agli accessi – della riapertura dei mercati con vendita di prodotti alimentari. “Per aiutare il mondo agricolo Parmense, ed italiano in generale, l’invito è quello di privilegiare le eccellenze del Made in Italy e il Parmigiano Reggiano o il Prosciutto di Parma è il modo migliore per aiutare il nostro settore a superare questo momento di crisi“, conclude Confagricoltura.  

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