Il pellet può essere una risorsa ma è importante saper scegliere il giusto prodotto, possono cambiare notevolmente le performance
Anche se non è ancora così diffuso come la legna, il pellet rappresenta una valida alternativa alle fonti fossili per il riscaldamento domestico. Con il pellet non si potrà mai raggiungere il potere calorifico e avvolgente della legna. Tuttavia il pellet è in grande espansione, grazie alla sua immediatezza d’utilizzo ed essendo un combustibile economico e rispettoso dell’ambiente.
I numeri parlano da soli: secondo una stima di Aiel (Associazione Italiana Energie Agroforestali) “il pellet consente di risparmiare in media oltre 220 euro all’anno nel momento in cui viene utilizzato in sostituzione di un impianto a metano, poco meno di 800 euro all’anno in caso di sostituzione di gasolio e oltre 1.200 euro all’anno in caso di sostituzione del GPL“.
La stima è stata effettuata considerando un’abitazione di 150 metri quadri con un medio isolamento. Se adottassimo un buon cappotto termico questi dati sarebbero ancora più netti. Senza contare che i prodotti attualmente sul mercato (stufe, camini, caldaie) hanno rendimenti sempre più alti e di gran lunga migliori a quelli di anche soltanto dieci anni fa.
La scelta? Un fattore primario se vogliamo efficienza e contenimento dei costi
Particolare attenzione va posta tuttavia alla scelta del pellet. Contrariamente a quanto si possa pensare ci sono differenze abissali tra un pellet di bassa fascia e uno buona fattura. Le caratteristiche del prodotto dipendono dalla materia prima di partenza e dalla sua corretta trasformazione. Trucioli, segatura e scarti della lavorazione del legno devono essere sottoposti a trattamenti specifici al fine di garantire, una volta terminato il processo produttivo, standard qualitativi ben precisi.
A tal riguardo occorre considerare ad esempio la provenienza da stabilimenti che utilizzano legno vergine di primo taglio; l’assenza di collanti chimici e formaldeide; il possibile residuo di ceneri al termine della combustione (il valore ideale è inferiore all’1%). Questi dati sono tutti riportati sulle confezioni. Al momento dell’acquisto, soprattutto nel caso di pellet venduto sfuso, è bene pertanto verificare queste informazioni.
Per prima cosa guardate l’origine della materia prima e il peso effettivo dei sacchi (in kg o t) nel caso di pellet sfuso. Valutate sempre il prezzo di vendita al kg e l’idoneità ad alimentare l’apparecchio termico a cui è destinato (stufa, inserto o caldaia). Non sono da sottovalutare la presenza di certificazioni di qualità, il cui rilascio è subordinato a specifiche analisi di laboratorio.
Le certificazioni denotano spesso una qualità migliore del pellet che si tramuterà in un maggior calore. Un pellet di bassa qualità necessità spesso di quantità più elevate per riscaldare l’ambiente domestica e può rilasciare nell’ambiente sostanze poco gradevoli. Il guadagno sta quindi nel compromesso, nell’individuare un pellet di buona e certificata provenienza a buon prezzo o nel ritorno alla tanto amata legna.
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