PD, SI e Misto s’impegnano per riaprire i punti nascita in montagna; Rainieri: “Ricordiamoci chi li ha chiusi” 

BORGOTARO | È stata approvata la risoluzione del Partito Democratico, primo firmatario Paolo Zoffoli, sottoscritta anche da Sinistra italiana e Silvia Prodi (Misto), per assicurare la presenza di punti nascita nelle zone disagiate, soprattutto quelle di montagna. Piovono critiche da parte del Vice Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ed esponente della Lega, Fabio Rainieri, che sostiene che l’errore sia a monte, quando la Giunta regionale ha votato per la loro chiusura. 

Nel 2010 l’accordo fra Stato e Regioni ha disposto la chiusura di punti nascita con meno di 500 parti all’anno, lasciando così isolati paesini di montagna con pochi abitanti, tra cui Borgotaro. Lo scorso gennaio poi, a fronte dell’incontro di Stefano Bonaccini, Presidente dell’Emilia-Romagna con la ministra della Salute Giulia Grillo, si è rimessa in discussione la decisione, mostrando nuovo impegno a rivedere i parametri relativi ai Punti nascita. Nei giorni scorsi anche il PD ha chiesto alla Regione di garantire la presenza dei reparti, mentre è stata bocciata la risoluzione proposta dalla Lega di promuovere un’immediata richiesta di  deroga, sull’esempio di quelle accolte per Asiago e Cavalese. 

Tuttavia fu proprio il Partito Democratico a votare a favore della chiusura dei punti nascita e Rainieri punta il dito contro il partito che invece adesso lotta per la riapertura: “Sui punti nascite in montagna il PD sta solo cercando di recuperare consenso ma rimane l’errore a monte della Giunta regionale di averli voluti chiudere“; e aggiunge che i Dem vogliono “attribuire le responsabilità per la riapertura al Governo nazionale” mentre “deve essere la Regione ad adoperarsi per dare tutte le garanzie tecniche dal punto di vista organizzativo e sanitario“. 

Rainieri sostiene inoltre che dall’ottobre 2017, quando il reparto è stato chiuso, le difficoltà continuano ad aumentare; per questo “bisognerebbe mettersi subito all’opera e presentare una nuova richiesta di deroga senza aspettare gli esiti della trattativa tra Governo e Regioni sul nuovo patto per la salute“.

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