Varano de’ Melegari, il Comune con la storia nel nome
Una volta passato Fornovo Taro, se si decide di proseguire verso la Val Ceno diventa inevitabile imbattersi in Varano de’ Melegari, un Comune che porta nel nome la storia ad esso legata […]
Una volta passato Fornovo Taro, se si decide di proseguire verso la Val Ceno diventa inevitabile imbattersi in Varano de’ Melegari, un Comune che porta nel nome la storia ad esso legata. La prima parte – Varano – deriva dal latino Varius, un gentilizio che sottintende la dominazione di una famiglia romana sul territorio, mentre la seconda parte – de’ Melegari – è riconducibile ad una famiglia di notai al servizio dei Pallavicino, signori di Varano dalla discesa in Italia dei Longobardi fino al XVIII secolo.
Facendo un passo all’indietro nella storia si scopre che la zona di Varano fu abitata ben prima della dominazione romana. I primi insediamenti si perdono nei meandri della preistoria e hanno lasciato ben poche tracce della loro costituzione, ma lo stesso non si può dire per le tribù liguri e celtiche che abitarono la Val Ceno nel III e II secolo a.C., l’influenza di queste popolazioni, infatti, è piuttosto evidente nella toponomastica. Il nome dei due corsi d’acqua principali “Ceno” (ricorda i Cenomani, tribù galliche originarie della Svizzera) e “Taro” (da Taranis, il dio del tuono della mitologia celtica), nonché il ritrovamento della necropoli di Maneia, presso Vianino, sono solo alcuni esempi dell’eredità che ci hanno consegnato queste tribù.
Ma l’avanzamento dei Romani lungo la dorsale appenninica ha segnato la scomparsa di Celti e Liguri dal territorio, determinando – al contrario – la costituzione del primo nucleo urbano e – come detto – un nome caratterizzante. A questo periodo sono da ricondurre la costituzione di una rete stradale di collegamento con il centro urbano di riferimento – Parma – e la divisione della zona in “giurisdizioni”, una facente capo a Veleia e una alla stessa urbs.
Crollato l’impero romano furono i Longobardi i primi a impadronirsi di Varano e del suo circondario. La famiglia obertenga che dominò sulla zona fu quella dei Pallavicino, i quali furono attivi promotori del cristianesimo – sotto il loro dominio sorsero monasteri come quello di Careno – e sapienti amministratori del territorio, tanto da innalzare diversi castelli nelle frazioni di Riviano, Serravalle, Montesalso, Vianino, Fosio e Castelcorniglio. Lo Stato Pallavicino venne soppresso dai Farnese nel 1588, ma la famiglia mantenne il controllo sui propri possedimenti, esercitando ancora quei privilegi feudali che – fino alla metà del Settecento – gli permisero di emanare leggi e amministrare la giustizia. Con l’abolizione dei diritti feudali e la conseguente rivoluzione francese a Varano venne nominato il primo sindaco: Luigi Grossardi.
Dopo l’Unità d’Italia, Varano visse drammatiche pagine di storia e, durante la seconda guerra mondiale dopo l’armistizio del 1943, la Valle del Ceno divenne il luogo di scontri fra partigiani e tedeschi, che si resero protagonisti di un massacro passato alla storia come l’eccidio del Dordia. Era il 10 gennaio 1945, quando 17 fra uomini, partigiani, contadini, operai e studenti si rifugiarono in una casa colonica per sfuggire ai rastrellamenti, furono catturati, trascinati fino al torrente Dordia e poi uccisi; solamente due giorni dopo don Cirio Santi riuscì ad ottenerne la sepoltura.
Oggi l’attività agricola, ha ancora un ruolo fondamentale nell’economia locale, ma negli anni ’70 con la costruzione dell’autodromo Riccardo Paletti, si è assistito allo stabilimento di un buon apparato produttivo nel settore automobilistico. Nel 1994 il Comune di Varano è stato insignito della medaglia di bronzo al valor militare per l’impegno profuso durante il conflitto mondiale.
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