Volontariato e social network sono compatibili? – INTERVISTA
I social network possono essere utili per le associazioni di volontariato? Lo abbiamo chiesto a tre militi under 30 dell’Assistenza Pubblica di Parma
I social network possono essere utili nelle associazioni di volontariato? Lo abbiamo chiesto a tre militi under 30 dell’Assistenza Pubblica di Parma
di Vanessa Allegri
Gli anni 2000 – soprattutto il secondo decennio – passeranno alla storia come gli anni della rivoluzione tecnologica. Grazie alla tecnologia le nostre comunicazioni sono più facili, veloci ed economiche. In particolare, i Social Network – uno su tutti Facebook – permettono alle persone di rimanere facilmente in contatto con amici e conoscenti, ovunque essi siano. Su Facebook è sufficiente creare un profilo – il proprio Io digitale – e “chiedere l’amicizia” alle persone che fanno parte della nostra cerchia. Quindi rimanere aggiornati su tutto ciò che condividono. L’esplosione di questo fenomeno nel giro di pochi anni ha fatto sì che anche aziende, enti ed associazioni della natura più svariata creassero una pagina Facebook dove pubblicare di volta in volta le attività svolte e gli eventi organizzati.
Anche l’Assistenza Pubblica di Parma per stare al passo con i tempi ha creato la sua pagina Facebook, e la domanda che ci siamo posti è: i social network possono essere utili per le associazioni di volontariato? Se sì, in quale modo? Abbiamo girato la questione a tre giovani militi e le loro risposte sono state tutt’altro che scontate.
Alessandro: “I social network sono strumenti superficiali; non sono adatti a comunicare messaggi importanti come quelli del volontariato”

Alessandro Dinatale, ventun anni, si dichiara nettamente contrario ai social network: “Sono stato iscritto per un breve periodo a Facebook ma poi ho deciso di cancellare il mio profilo. Credo che i social network portino le persone a non pensare con la propria testa e a subire in modo passivo quello che vedono. Scorrendo la bacheca di Facebook si ricevono contemporaneamente troppi stimoli – dal video del gattino alla parodia del Grande Fratello Vip – e un messaggio importante come l’inizio del nuovo corso militi può passare inosservato o non essere valorizzato. Il volontariato ha invece bisogno di una spinta più genuina. Le persone veramente interessate a questo mondo dovrebbero informarsi in modo attivo. Tenersi aggiornate consultando periodicamente il sito”.
Alessandro ammette che i social network possono essere un punto di partenza per far sì che i più giovani sappiano dell’esistenza della Pubblica, ciò nonostante continua a sostenere con forza le sue convinzioni: “L’informazione veicolata da Facebook è superficiale, non mi piace che si utilizzi un mezzo così frivolo per promuovere un’attività che dovrebbe essere privata e nascere da motivazioni interiori e radicate. Ci sono altri modi, più classici e più diretti, per raggiungere le persone: stand, volantinaggio, eventi organizzati in sede… Si accede ad un bacino molto minore di persone, è vero, ma almeno chi si ferma e chiede informazioni lo fa spinto da una sincera curiosità. L’aspetto che meno apprezzo dei social network è che si impongono come mezzo di comunicazione indispensabile, di cui non si può più fare a meno. Non è così, si può sempre scegliere”.
Chiara: “Ho iniziato a fare volontariato in Pubblica grazie a Facebook”

Chiara Giuliana – studentessa di Medicina – è invece la dimostrazione che i social network possono essere utili al mondo del volontariato. Ammesso che le informazioni siano diffuse a gruppi di persone potenzialmente interessate a questa attività: “Mi sono iscritta in Pubblica grazie a Facebook. Un mio compagno di università aveva condiviso sul gruppo degli studenti di Medicina l’avviso dell’inizio corso militi 2010. In Sicilia, regione da cui provengo, non è possibile fare una simile esperienza, quindi ho deciso di provare. Inizialmente ero preoccupata per la durata del corso, ma ora sono volontaria da sei anni e non mi pento affatto della mia scelta”.
Le idee di Chiara sono molto meno radicali rispetto a quelle di Alessandro, tuttavia non nasconde nemmeno lei qualche perplessità: “Promuovere l’attività dell’associazione sui social network può avere il vantaggio di raggiungere i più giovani, il problema è farli arrivare sulla nostra pagina. C’è il rischio che la pagina sia seguita più che altro da chi è già milite. Far sponsorizzare da Facebook la pagina della Pubblica potrebbe essere una soluzione. Così facendo, la pagina verrebbe suggerita solo a chi ha fatto ricerche attinenti il mondo del volontariato e del soccorso“.
Michela: “I social network possono promuovere l’attività delle associazioni di volontariato grazie al passaparola digitale tra amici”

Passando da un estremo all’altro, arriviamo a Michela Salati, ventidue anni, militessa da tre. Segni particolari: estremamente favorevole ad un uso ragionato dei social network. “Le attività della Pubblica sono molto importanti. Credo siano tante le persone che desiderano unirsi a noi. Prima però devono sapere che esistiamo. Facebook non serve solo per mettersi in mostra, pubblicare una foto in divisa può mettere in luce quello che facciamo e incuriosire chi è già interessato ad entrare nel mondo del volontariato. La pagina Facebook della Pubblica deve essere la prima a condividere gli eventi in programma. Ai singoli militi spetta poi il compito di diffondere alla propria cerchia di amicizie queste informazioni“.
Secondo Michela, i social network sono efficaci per il volontariato se utilizzati come rinforzo dei rapporti sociali tradizionali: “Parlo spesso con i miei amici della Pubblica. Sono convinta che se vedessero un evento di loro interesse mi chiederebbero maggiori spiegazioni. Poi sarebbero più stimolati a partecipare di persona. Sarebbe bello partire dalla lista contatti di ogni volontario per aumentare i seguaci della Pubblica“.
In questo modo, i social network sono intesi come una vetrina che agevola lo scambio di comunicazioni tra amici in modo rapido ed efficace. Il classico passaparola fatto guardandosi in faccia trae vantaggio anche dal passaparola digitale, il quale può godere di una visibilità e una risonanza infinitamente maggiori.
Da “La Pubblica“, trimestrale della Assistenza Pubblica di Parma a cura di Mariagrazia Villa.
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