Il Sindaco di Neviano a fine mandato: “Sguardo sempre rivolto al futuro, mai smettere di seminare”
Dopo dieci anni di amministrazione del Comune di Neviano, il sindaco Alessandro Garbasi è arrivato…
Dopo dieci anni di amministrazione del Comune di Neviano, il sindaco Alessandro Garbasi è arrivato al termine del suo secondo mandato. Mentre i cittadini si preparano alle elezioni, con la sola candidatura ufficiale dell’attuale vice sindaco Raffaella Devincenzi, abbiamo fatto il punto su tutti i progetti e le iniziative portate a termine dalla giunta Garbasi in questi ultimi cinque anni. Un mandato parzialmente condizionato dalla pandemia di Covid-19, che ha bloccato – quasi interamente – eventi e cultura e ha portato i Comuni ad affrontare un’emergenza a tutto tondo, dalla salute all’economia.
Con Alessandro Garbasi abbiamo ripercorso le misure messe in campo per contrastare il Covid-19: dalla consegna delle mascherine alla spesa a domicilio; poi la parte comunicativa, i ristori per gli esercizi commerciali e le imprese e i computer distribuiti ai ragazzi in Dad. Tra i progetti a lungo termine di Neviano quello della palestra paralimpica “per un Appennino accessibile a tutti e per creare un luogo in cui non solo siano i benvenuti, ma una risorsa“. Poi la ripartenza dell’Oasi Nevianese, le iniziative per l’inserimento dei giovani sul territorio e la Cultura – al centro di Parma 2020+21 – ma non solo.
Il mandato amministrativo sta per concludersi: un mandato per così dire “anomalo” che ha dovuto fare i conti con una pandemia mondiale, che ci ha colto tutti impreparati. Come Amministrazione, quali misure a sostegno dei cittadini – anche dal punto di vista economico e sociale, oltre che sanitario – avete intrapreso in questi due anni per tentare di porre un freno al Covid-19?
Le iniziative che ci hanno visti impegnati sono state molteplici. Innanzi tutto, data la novità della situazione, il primo lavoro è stato quello di studiare freneticamente e immediatamente le centinaia di pagine dei decreti, ordinanze e circolari, talvolta doppie, statali e regionali, ma diverse tra loro. Questo lavoro è stato condotto pressochè sempre di notte, perchè gli annunci erano di sera e al mattino le persone già si chiedevano come si sarebbero dovute muovere. Io, attraverso diversi mezzi di comunicazione, in particolare la chat whatsapp, ho provato a tenere sempre aggiornati i Cittadini, sulle regole e sulla situazione epidemiologica, questo perchè è solamente conoscendo il nemico che si possono prendere migliori contromisure. E’ stato un lavoro immenso, coordinato da Neviano anche come Provincia di Parma in questa fase, insieme ai Sindaci e ai consiglieri degli altri Comuni presenti in Amministrazione Provinciale. In particolare va fatto un grande ringraziamento al presidente Diego Rossi, che è stato la punta dell’organizzazione provinciale. Ogni giorno, nel 2020, senza sabati e domeniche, tutti i sindaci della provincia, Ausl e prefetto, si incontravano per discutere l’applicazione delle norme e dirimere le aree grigie. Noi, in particolare, essendo Comune di confine con altra Provincia, abbiamo preso accordi spesso con le prefetture di Parma e Reggio per fare in modo che i Cittadini non avessero una interpretazione a Neviano e una nel territorio limitrofo Reggiano. Ho probabilmente disturbato eccessivamente, con centinaia di messaggi scritti, audio e video, ma credo sia stato anche un supporto utile per qualcuno.
Poi tutti i compiti più istituzionali: organizzazione della distribuzione delle mascherine e degli altri presidi, che a marzo-aprile 2020 non c’erano, per cui un lavoro certosino per garantire 1 mascherina a persona, con consegne a domicilio per non mandare le persone in contatto con le altre, e ringrazio tanto i miei dipendenti, la nostra farmacia comunale e la CRI di Scurano per la collaborazione. Poi la scelta della consegna dei pacchi spesa alle persone che avessero avuto problemi economici a causa del Covid, scelta diversa da altri territori, che hanno optato per i bonifici ai beneficiari. Noi, grazie alla scelta della consegna dei pacchi spesa, gestiti con l’Emporio Solidale, abbiamo garantito ai nostri Cittadini cibo per tutto il periodo della pandemia con costi pubblici decisamente contenuti, tanto è vero che non abbiamo mai avuto problemi di risorse, diversamente da altri che dopo la prima settimana erano già al verde, e quindi senza la possibilità di gestire ulteriori emergenze alimentari.
Poi la consegna dei pc ai ragazzi in dad, il supporto alle imprese per i presidi di protezione e soprattutto, in tempi di maggior tranquillità come quelli della seconda ondata del 2020 o la situazione attuale, i ristori alle attività di Neviano. Come Comune abbiamo stanziato per il 2020 le risorse per restituire la tari agli operatori del turismo che avevano subito il primo lock down. Le attività che avevano i requisiti hanno ottenuto il rimborso tari al 100% per 12 mensilità e non solo per i mesi di chiusura. Per il 2021 abbiamo deliberato la medesima iniziativa ampliando la platea a altre categorie come estetisti, parrucchieri e altre attività commerciali che sono state chiuse in zona rossa. In più ci sarà un piccolo bando per erogare 1000 euro una tantum di ristoro. Non farà la differenza sul bilancio delle attività, ma di certo è un segnale di vicinanza e di partecipazione alla difficoltà economica che hanno dovuto affrontare. Ci sono state anche altre iniziative, come la proiezione architetturale sulla facciata del municipio di gennaio, dell’artista Gionata Xerra, che in quel frangente voleva dire riprendere in mano la speranza in un momento così difficile anche sotto il profilo psicologico.
Un progetto di rilievo, in questi anni, è la realizzazione della palestra paralimpica a Bazzano: come è nata l’idea e a che punto sono i lavori?
L’dea è nata dal concetto di dover dare agli investimenti pubblici una doppia finalità, una di immediata fruizione, ossia le manutenzioni, e una di lungo termine, ossia pensare e lanciare progetti che potessero avere una finalità di ampio respiro nel medio lungo periodo, per dare qualcosa in più al territorio. Siamo partiti allora dall’analisi delle nostre caratteristiche peculiari, che sono quelle tipiche della Riserva di Biosfera: natura, sport, agroalimentare, assenza di grandi industrie e ma presenza di parchi, assenza di grandi centri ma presenza di borghi originali, assenza di grandi arterie di comunicazione ma presenza di importanti reti escursionistiche. Cosa mancava di completamente nuovo ma a corredo di queste caratteristiche? Mancava la quota di possibilità di praticare attività motoria e sportiva outdoor per diversamente abili, nei quali includo anche gli estremi delle età dell’uomo. Avere un Appennino accessibile a tutti, anche per la mamma con il passeggino e l’anziano con il bastone, consentiva di fare uno scatto culturale importante alla popolazione residente e di coprire uno spazio del mercato del turismo, dunque nessuna finalità assistenziale ma economica. Un disabile è una persona non capace di fare una cosa in un dato momento, magari anche reversibile, e ognuno di noi, rispetto agli altri è disabili in qualcosa, non si è disabili come persone. Siccome però questa banale constatazione non è condivisa da tutti, forse ci si è persi di vista quanto l’offerta turistica per queste persone possa essere un aspetto con grandi margini potenziali.
Dunque l’obiettivo è fare dell’Appennino Parma Est e poi dell’Emilia, un luogo noto a livello nazionale per la presenza di servizi per i disabili, un luogo in cui non solo siano i benvenuti, ma ne siano una risorsa. E in questo non avremmo una grande concorrenza, dunque lì si annida l’opportunità. Nel frattempo – perchè per giungere a questi obiettivi ci vorranno molti anni – l’attività di preparazione deve avere altri obiettivi. Abbiamo abbattuto le barriere nei parchi gioco e in diversi edifici pubblici per esempio, e ne stanno subito beneficiando le famiglie. La palestra paralimpica, che sarà pronta a fine anno o nei primi mesi del prossimo, servirà alla scuola, alla squadra di calcio del paese che necessità di spogliatoi in quanto quelli esistenti non sono più idonei. Servirà in caso di calamità per il ricovero della popolazione. Insomma, servirà come dotazione infrastrutturale a prescindere dal progetto di lungo periodo per il quale stiamo convintamente lavorando sempre accanto alle associazioni che si occupano professionalmente di disabilità. L’iniziativa è sostenuta, oltre che dagli enti a vario livello a partire dalla Regione, anche da decine di associazioni e professionisti del mondo dello sport e non solo.
Quello di Neviano è un territorio a forte vocazione agricola: quali interventi avete messo in campo in questi cinque anni di Amministrazione per tutelare le aziende e i prodotti già presenti sul territorio e per incentivare l’apertura di nuove attività?
L’impegno più gravoso è stato quello di ricostruire l’Oasi Biologica Nevianese. Un lavoro certosino che ha portato alla rifondazione di uno dei primi consorzi in Italia dedicati al biologico, iniziativa poi subito frenata dall’avvento del Covid ma con grandi potenzialità di crescita. Contemporaneamente, con la Provincia, l’Università e il Comune di Parma, stiamo fondando il Comitato promotore per il Biodistretto di Parma, con l’obiettivo di mette in moto filiere complesse in materia di agricoltura, vocate alla qualità. Ma anche altre sperimentazioni come per esempio quelle basate sui percorsi di sempre maggior qualità nella gestione aziendale, declinati nel progetto Mucca Felice, promosso da professionisti del luogo insieme al Comune di Neviano, l’Ausl di Parma e il dipartimento di sociologia dell’Università di Bologna. Per non parlare del progetto dedicato al riconoscimento del Paesaggio del Parmigiano-Reggiano di montagna come un motivo di attrazione turistica, potenziato da quello che vorremmo potesse essere il territorio ospitante il magazzino di stagionatura del Parmigiano di Montagna di riferimento per tutto il comprensorio. Il problema è che le attività dedicate al futuro, le attività complesse, sono difficilissime da realizzare di per sè, e necessitano di tempistiche spesso incompatibili con i quinquenni di mandato. Per questo mi auguro che, indipendentemente dall’amministratore di turno, se ne comprendano le finalità affinché l’attività non si fermi a ciò che le persone apprezzano di più, che sono gli interventi di più immediata fruizione. Anche quelli sono necessari, ma guai a smettere di seminare.
Parlando di servizi e welfare: molta attenzione è stata data ai giovani, con progetti anche per l’inserimento nel mondo del lavoro. Quali sono le novità introdotte in questi cinque anni? Cosa è stato migliorato e cosa ancora si può migliorare?
Sotto questo profilo credo che ci siano tantissime cose da migliorare ma anche tabù da sfatare. La prima mia preoccupazione 5 anni fa è stata quella di avere una squadra che avesse dentro tanti giovani, per poter intervenire con una mentalità nuova. Certo, solo giovani non va bene, perchè guai a non avere esperienza: quindi avevo badato a cercare un equilibrio, che era caduto nel 2016 su un’età media di 40 anni ma con all’interno diverse fasce, tutte ben rappresentate credo. Poi abbiamo fatto iniziative e progetti, quello più noto è stato il progetto giovani 18+Plus, pensato insieme al Centro Studi locale e a diverse persone. Ma non ha funzionato come avrei voluto. Dopo l’entusiasmo inziale, ognuno aveva i propri impegni e non si sono popolati i tavoli di lavoro che erano stati concordati. Dato l’impegno profuso, abbiamo deciso di mostrare a esperti del settore i questionari raccolti, per capire come avremmo dovuto muoverci, a differenza di come invece ci eravamo mossi. L’esperto ci ha risposto che che si sarebbe stupito al contrario, ossia se l’iniziativa fosse andata avanti, e questo per il fatto che si evinceva la non necessità per i ragazzi di quell’iniziativa, perchè di fatto stavano mediamente tutti bene così come stavano.
In verità qualche ragazzo è emerso da questa iniziativa: si è distinto, e penso potrà avere un ruolo nella comunità se vorrà continuare a impegnarsi. Però il motivetto tipico di quest’epoca che i ragazzi non hanno grandi opportunità, non è mai stato così falso. Nel senso che quando mai i ragazzi hanno avuto tante opportunità come oggi? Penso invece che ci sia meno spirito di iniziativa, e sullo stimolare quello bisognerebbe provare a ritornare, cosa che ho provato a fare a partire appunto dalla squadra di governo. Sulla comunicazione abbiamo accelerato tanto, e questo era l’ABC anche per i giovani. Altrimenti i vecchi metodi comunicativi non avrebbero affatto chiuso il cerchio. Per cui la app del Comune, le chat, i social ecc.
Un input importante è anche quello che come Amministrazione avete dato alla cultura sul territorio di Neviano: quali sono stati i progetti di maggior successo e dei quali andate orgogliosi?
Da questo punto di vista sono convinto che ci sia da lavorare sulla qualità dei contenuti che si propongono e non sui grandi eventi per vincere le copertine e spendere tanti soldi per pochi giorni. Noi abbiamo sempre voluto fare tante piccole cose. Perchè un conto è un grande evento che fa piacere a tutti, un conto è però imparare. Per imparare bisogna prendere una nozione al giorno in modo continuativo. Da qui la notevole quantità di spunti di qualità, senza fronzoli e senza tante spese. Ma qualità. Un esempio? Abbiamo organizzato la mostra di Guido Canali e del suo Studio, una mostra di uno spessore culturale da grande polo museale al centro a una capitale europea: invece lo abbiamo fatto nella ex scuola elementare di Sella di Lodrignano, con impegno massimo al dettaglio e alla qualità umana degli organizzatori dei vari passaggi. La qualità dei contenuti è stata tale che ci ha consentito di realizzare questa grande iniziativa, che ha modificato anche l’aspetto del museo permanente, senza spese, perchè le imprese hanno lavorato tutte come sponsor dell’iniziativa pur di essere associate alla mostra. Credo sia un bell’esempio che a una piccola realtà può dare tanto per tanti anni. In effetti, da quel dì, nel 2016, ancora oggi ospiteremo eventi culturali legati all’architettura di grande spessore e figlii di quella prima volta. In ottobre una mostra curata dall’Università di Parma, che viaggerà tra le Università di Reggio Calabria e Roma, chiuderà a Sella di Lodrignano, non a Bologna. Sono piccole grandi cose che nel lungo periodo non potranno che fare bene al territorio e al suo capitale umano.

